Parigi-Tours 2026, Matteo Trentin a caccia di un poker storico: “L’obiettivo è vincere. Finalmente la serie di infortuni è alle spalle”

Matteo Trentin proverà ad entrare nella storia alla Parigi-Tours 2026. Il 37enne andrà a caccia del quarto successo nella classica francese, un’impresa mai riuscita a nessuna fino ad ora. Infatti il nativo di Borgo Valsugana ha conquistato questa corsa tre volte, nel 2015, 2017 e 2025, eguagliando in cima all’albo d’oro altri quattro corridori Gustave Danneels (1934, 1936, 1937), Paul Maye (1941, 1942, 1945), Guido Reybrouck (1964, 1966, 1968) ed Erik Zabel (1994, 2003, 2005). Il corridore della Tudor proverà a ripetere il successo dello scorso anno, che però è anche stato l’ultimo, visto che in questa stagione non è riuscito ancora ad esultare.

“Sì, è stata la mia ultima vittoria, è una cosa insolita per me, perché significa che da allora non ho più vinto – il commento di Trentin – Ma finalmente sembra che la serie di infortuni subiti dopo la frattura della clavicola (all’inizio di aprile, al Giro delle Fiandre) sia alle spalle, quindi speriamo che questa sia la volta buona! Penso che è sempre bello presentarsi da campione in carica. Hai il numero uno sulla schiena, ed è sempre una gran bella cosa”.

Trentin non sente la pressione del record: “Non ci penso più di tanto, ma l’obiettivo primario è vincere la gara. Vincere la gara comporta automaticamente anche quel risultato che sarebbe un valore aggiunto, un ottimo bonus”. Invece riguardo il percorso rinnovato negli ultimi anni: “Beh, il ciclismo è cambiato di pari passo con le modifiche alla corsa e con la mia evoluzione come corridore. Credo che a volte cambiare faccia bene. Dico sempre di preferire la versione precedente perché era più… la versione ‘classica’, diciamo. Ma alla fine ho vinto in entrambe le versioni, quindi non posso dire che il percorso non sia adatto alle mie caratteristiche”.

La prima vittoria arrivò all’esordio nel 2015, mentre ora l’esperienza potrà giocare un ruolo decisivo: “La prima volta che ho vinto non ho potuto fare affidamento sull’esperienza di gara; stavolta, invece, ne farò tesoro. È indubbiamente una corsa difficile da vincere, soprattutto se all’inizio non c’è vento: bisogna essere davvero abili su tutti i tratti di sterrato, riuscendo al contempo a preservare le energie per il finale. È una gara che richiede una grande completezza sotto il profilo tecnico“. Un successo che permetterebbe anche alla Tudor di chiudere alla grande questa stagione: “Sì, il morale è alto e i risultati sono finalmente arrivati ​​verso la fine della stagione, quindi perché non continuare così?”.

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